Val Maira, dove il tempo ha scelto di rallentare

Rocca Castello e Rocca Provenzale sulla sinistra

Ci sono vallate alpine che si attraversano e altre che si vivono. La Val Maira appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

In questa valle del Piemonte sud-occidentale non si arriva per collezionare cime o inseguire le mete più alla moda. Si viene per ritrovare il piacere del cammino, per ascoltare il silenzio dei boschi, per percorrere antiche mulattiere che uniscono borgate di pietra e per scoprire una cultura capace di conservare, ancora oggi, un’identità autentica.

La Val Maira è una delle poche vallate alpine che hanno scelto di crescere senza rinunciare alla propria anima. Niente grandi impianti sciistici, nessuna urbanizzazione invasiva, ma un turismo lento, fatto di escursionisti, alpinisti e viaggiatori curiosi che cercano esperienze vere. Qui la cultura occitana non è un’attrazione costruita per i visitatori: è parte integrante della vita quotidiana. Si ritrova nella lingua, nella musica, nella cucina, nelle feste popolari e nell’ospitalità sincera delle persone.

Una meta scoperta quasi per caso

L’idea di trascorrere una settimana in Val Maira è nata dopo aver ascoltato i racconti entusiasti di alcuni amici che l’avevano già visitata. La decisione definitiva è arrivata durante la Fiera del Tempo Libero di Bolzano, dove uno stand dedicato alla valle ci ha convinti a trasformare quella curiosità in un viaggio.

Abbiamo scelto come base l’Hotel Londra di Acceglio, posizione ideale per raggiungere i principali itinerari escursionistici dell’alta valle. Fin dal primo giorno ci siamo resi conto di quanto questa scelta fosse azzeccata: ogni mattina partivamo per una nuova escursione e ogni sera rientravamo con la sensazione di aver scoperto un tassello diverso di questo mosaico alpino.

L’ospitalità occitana

Tra gli incontri più piacevoli della settimana rimarrà sicuramente quello con la Locanda Mistral, nella borgata di Ponte Maira, ad Acceglio. Consigliataci da amici, siamo tornati qui a cena per ben due sere consecutive. Non soltanto per l’ottima cucina di Manuela, costruita sui prodotti della tradizione locale, ma soprattutto per l’atmosfera che si respira tra queste antiche mura.

Con Renato, guida alpina e profondo conoscitore della valle, la conversazione ha preso subito una piega personale. Più che parlare di montagne, ci siamo ritrovati a condividere ricordi del suo paese d’origine, lo stesso in cui mia moglie Emanuela ha trascorso gli anni dell’infanzia. È stato un dialogo spontaneo, fatto di luoghi, persone e memorie comuni, che ci ha fatto sentire accolti come vecchi amici.

Manuela ci ha raccontato anche l’origine del nome della locanda: Mistral non richiama il celebre vento provenzale, ma rende omaggio a Frédéric Mistral, il poeta premio Nobel che dedicò la sua vita alla salvaguardia della lingua e della cultura d’oc, diventandone uno dei simboli più rappresentativi.

Ponte Maira

Camminare con Davide

La nostra prima escursione è stata l’anello rosso del sentiero “Davide Cammina con Noi”, con partenza da Acceglio.

Sul sentiero

Il percorso conduce fino a Chiappera seguendo il versante destro orografico della valle, per poi rientrare sul lato opposto passando nei pressi del Rifugio Campo Base.

Fontana poco sotto la chiesa dedicata a S.Maurizio

Più che un semplice itinerario escursionistico, questo sentiero rappresenta un invito a vivere la montagna con calma e consapevolezza. È dedicato a Davide Mana, giovane appassionato di montagna e volontariato, e propone tre diversi anelli che permettono a tutti di avvicinarsi a questi luoghi secondo le proprie capacità.

Sul sentiero “Davide cammina con noi”

La segnaletica impeccabile accompagna il visitatore attraverso boschi, prati e piccoli nuclei abitati, regalando fin dal primo giorno quella sensazione di pace che diventerà il filo conduttore dell’intera vacanza.

Il Colle Intersile (2.516 m): il privilegio del silenzio

La seconda giornata ci ha portati lungo uno degli itinerari meno conosciuti ma più appaganti della settimana. Dalla chiesa dei Santi Giorgio e Massimo, nei pressi di Reinero, abbiamo intrapreso la salita verso il Colle Intersile, affrontando un percorso di quasi venti chilometri e circa 1.200 metri di dislivello.

Mucche al pascolo

Il sentiero attraversa boschi di larici, pascoli d’alta quota e ampi pendii, salendo con gradualità fino al valico, da cui lo sguardo si apre sulle montagne circostanti.

Ciò che ci ha maggiormente colpiti è stato però il silenzio. In una splendida giornata di luglio, lungo tutto il percorso non abbiamo incontrato praticamente nessuno. Un’esperienza ormai sempre più rara sulle Alpi, dove molti itinerari celebri sono spesso affollati. Qui, invece, la natura sembra conservare ancora il proprio ritmo, offrendo all’escursionista il privilegio di camminare immerso nella quiete, accompagnato soltanto dal vento, dal canto degli uccelli e dal suono lontano dei campanacci.

Nell’intaglio al centro il colle Intersile

Al termine dell’escursione ci siamo concessi una piacevole sosta all’Osteria della Croce Bianca di Marmora. Una birra fresca, gustata all’ombra dopo una lunga giornata di cammino, è stata il modo perfetto per concludere una giornata che racchiude perfettamente lo spirito della Val Maira.

Rocca Provenzale e le Grange Ciarviera

La terza giornata è stata dedicata a un itinerario più breve. In realtà questa escursione era nata soprattutto con l’intento di osservare da vicino le pareti della Rocca Provenzale e della Rocca Castello, due montagne simbolo dell’arrampicata in Val Maira.

Le Grange Ciarviera con a destra Rocca Castello e Rocca Provenzale

L’itinerario, che si sviluppa in gran parte su una comoda strada sterrata fino alle Grange Ciarviera, è semplice e adatto a tutti, ma permette di avvicinarsi a uno degli scenari più caratteristici dell’alta valle, dominato dalle grandi pareti di quarzite e dagli ampi pascoli ai loro piedi.

Lago Nero, uno specchio tra le montagne

Tra le escursioni che più ci hanno emozionato c’è sicuramente quella al Lago Nero.

Il Lago Nero e sullo sfondo la Rocca La Meja

L’anello parte dalle Grange Selvest e sale dolcemente tra lariceti, pascoli e antiche grange fino alle Grange Culausa. Da qui il sentiero prosegue in un ambiente sempre più aperto, dominato dalla presenza della Rocca la Meja, fino al piccolo Lago Nero, adagiato in una conca d’alta quota. Nelle giornate più calme la superficie dell’acqua riflette le montagne circostanti, creando un’atmosfera di grande serenità.

Lasciato il lago, il percorso prosegue verso le Grange Chiacharloso e Colombero Sottano, attraversando ambienti sempre diversi e offrendo uno splendido esempio della varietà paesaggistica della valle.

Il Sentiero dei Ciclamini

Una delle passeggiate più piacevoli della settimana è stata quella lungo il Sentiero dei Ciclamini, facile itinerario ad anello con partenza da Macra.

Farfalle sui fiori di lavanda

Il primo tratto segue il rio Bedale di Langra, attraversabile grazie a caratteristiche passerelle in legno. Il percorso si snoda tra boschi e ampie vedute sulla Costa Chiggia, sul Monte Festa, sul Monte Buch e sul Monte Chersogno.

Affresco di Giors Boneto a Camoglieres

Si attraversano quindi la borgata Langra, con la chiesa dei Santi Giuseppe e Antonio da Padova, e Caricatori, dove sono ancora visibili gli antichi terrazzamenti coltivati a vite.

Antico forno comunitario a Camoglieres

A Camoglieres alcune abitazioni conservano gli affreschi di Giors Boneto, pittore di Paesana della prima metà del Settecento, e si può ammirare l’antico forno comunitario. Oltre al patrimonio storico e artistico, il paese è oggi conosciuto anche dagli appassionati di arrampicata grazie alle falesie e alla via ferrata presenti nei dintorni.

L’anello si conclude tornando a Macra e passando accanto alla chiesa di San Pietro, che custodisce importanti cicli di affreschi quattrocenteschi, tra cui la celebre Danza Macabra, una delle testimonianze artistiche più significative della Valle Maira.

Celle di Macra e Castellaro

Dopo l’escursione abbiamo raggiunto Celle di Macra, uno dei borghi più suggestivi della valle. Arroccato a 1.270 metri di quota, conserva un’atmosfera autentica con le sue case in pietra e i tetti in lose.

Su richiesta abbiamo avuto la possibilità di visitare la Cappella di San Sebastiano, normalmente chiusa, che custodisce un prezioso ciclo di affreschi tardomedievali attribuiti in parte a Giovanni Baleison.

Cappella di S.Sebastiano

Abbiamo poi visitato la Parrocchiale di San Giovanni Battista, dove è conservato lo splendido Polittico di Hans Clemer, autentico capolavoro del Rinascimento alpino. Purtroppo non abbiamo potuto visitare il Museo Seles, dedicato ai mestieri itineranti e alla cultura occitana, perché chiuso per lavori.

Polittico di Hans Clemer nella Parrocchiale di S.Giovanni Battista a Celle di Macra

Poco distante sorge Borgata Castellaro, probabilmente il nucleo medievale meglio conservato della valle. Vicoli coperti, portali in pietra, antichi forni comunitari e il suggestivo Cantunal raccontano una storia lunga secoli.

Per i vicoli di Castellaro
Proverbio occitano nei vicoli di Castellaro

Il momento più bello della visita, però, è stato l’incontro con un abitante del borgo che, con orgoglio e grande disponibilità, ci ha accompagnati tra le case raccontandoci la loro storia. Le sue parole hanno trasformato una semplice passeggiata in un autentico viaggio nella memoria. Sono incontri come questo che nessuna guida turistica può programmare.


Elva, il balcone della Val Maira

Arroccata a 1.637 metri di quota, Elva è uno dei comuni più alti del Piemonte e uno dei borghi più affascinanti della Val Maira. Isolata per secoli dalle montagne, ha conservato un carattere autentico fatto di case in pietra, antiche borgate e una cultura profondamente legata alle tradizioni occitane.

Il paese è noto soprattutto per la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, uno dei più importanti scrigni d’arte dell’arco alpino. Al suo interno si ammirano gli splendidi affreschi realizzati tra il 1490 e il 1493 dal pittore fiammingo Hans Clemer, soprannominato il Maestro d’Elva. Le sue opere, dai colori ancora vivaci, raffigurano episodi della vita della Vergine, degli Apostoli e di numerosi santi, fondendo il gusto gotico nordico con l’arte rinascimentale italiana.

Affreschi nella chiesa parrocchiale

Tra gli arredi più interessanti spicca anche l’antico fonte battesimale, con la caratteristica vasca divisa in due scomparti, testimonianza delle antiche prescrizioni liturgiche medievali.

Fonte battesimale

Per secoli Elva visse di agricoltura, allevamento e di una curiosa attività che rese famoso il paese ben oltre i confini della valle: quella dei pelassiers, i raccoglitori di capelli. Gli uomini di Elva percorrevano l’Europa acquistando capelli femminili destinati alla produzione di parrucche, un mestiere che garantì benessere economico alla comunità tra Ottocento e Novecento. Questa singolare vicenda è raccontata nel Museo dei Pels, ospitato nel paese.

Dal punto di vista paesaggistico, Elva offre panorami straordinari sulle cime della Val Maira e rappresenta un punto di partenza ideale per numerose escursioni, tra cui quelle verso il Monte Chersogno (3.026 m), una delle vette simbolo della valle.

Passeggiando tra le strette vie del borgo si percepisce ancora oggi il fascino di una montagna autentica, dove storia, arte e natura convivono in perfetto equilibrio. Elva non è soltanto uno dei paesi più belli della Val Maira: è un luogo capace di raccontare, attraverso i suoi affreschi, le sue tradizioni e i suoi paesaggi, l’anima più profonda delle Alpi cuneesi.

Scorcio di Elva con la Chiesa sullo sfondo

Una curiosa leggenda narra che gli abitanti fossero indecisi sul luogo in cui edificare la chiesa. Decisero allora di caricare alcuni sassi sul dorso di un asino e di lasciarlo libero. L’animale si fermò proprio nel punto dove oggi sorge la chiesa e non volle più muoversi. Quel gesto fu interpretato come un segno della volontà divina e lì venne costruito l’edificio sacro.

Una serata che racconta il volto più umano della montagna

Durante il soggiorno abbiamo partecipato a una serata organizzata presso il Rifugio Campo Base, in borgata Chiappera (Acceglio), nel cuore dell’alta Val Maira, ai piedi della spettacolare Rocca Provenzale. Il rifugio, situato a 1.650 metri di quota, è uno dei principali punti di riferimento per escursionisti e alpinisti della valle. La serata era dedicata al cortometraggio Portami Su – L’arrampicata e la crescita personale.  

Attraverso le testimonianze di Giovannino Massari e Gian Piero Porcheddu abbiamo scoperto come l’arrampicata possa diventare uno straordinario strumento educativo e terapeutico per accompagnare adolescenti e giovani in percorsi di crescita personale.

È stato bello vedere la montagna raccontata non soltanto come luogo di sport, ma come spazio di inclusione, fiducia e speranza.

Il Sentiero Frassati

Uno dei numerosi sentieri dedicati a Pier Giorgio Frassati, grande appassionato di montagna, e senza dubbio uno dei percorsi più belli della Valle Maira.

Dalle Sorgenti del Maira il sentiero sale con decisione attraverso un magnifico bosco di larici fino a raggiungere una sella panoramica affacciata sul Lago Visaisa, dove si trovano ancora i resti dell’antico Albergo Principe di Piemonte, distrutto da un incendio nel 1924.

Lago Visaisa e sullo sfondo la Rocca Provenzale e alla base l’abitato di Chiappera

Si prosegue verso il Bivacco Bonelli, con splendide vedute sul Lago Apsoi e sul Monte Oronaye.

Sullo sfondo il Monte Oronaye e alla base dei ghiaioni si intravede il lago d’Apsoi e poco prima il bivacco Bonelli.

Il percorso supera quindi il Passo della Cavalla, dove sono ancora visibili alcune strutture militari ormai in disuso, per poi rientrare attraverso il suggestivo Vallone della Pausa, tra il Monte Viraysse e il Monte Sautron.

Monte Soubeyran dal passo della Cavalla

Noi abbiamo scelto di arricchire l’escursione con la salita al Monte Soubeyran (2.701 m), una breve deviazione che richiede un modesto impegno aggiuntivo ma regala un panorama ancora più ampio sulle montagne di confine tra Italia e Francia. Una variante che consigliamo a chi desidera raggiungere una delle cime più panoramiche della zona.

Incontri con la natura

Oltre ai paesaggi, la Val Maira ci ha regalato anche incontri inattesi con la fauna selvatica. Durante una passeggiata serale una volpe e una lepre hanno attraversato la strada davanti a noi con la naturalezza di chi è a casa propria. Più in alto abbiamo osservato alcuni camosci muoversi con sorprendente agilità sulle ripide pendici. L’emozione più grande è arrivata però una sera, al rientro in albergo, quando i prati erano illuminati da una miriade di lucciole.

Lucciole

Uno spettacolo ormai raro, che ci ha riportato ai ricordi dell’infanzia e ci ha ricordato quanto questo territorio conservi ancora un ambiente sano e ricco di vita.

La ricchezza della lentezza

Ripensando ai giorni trascorsi in Val Maira ci siamo resi conto che il ricordo più bello non appartiene a un singolo luogo.

Non è un lago.
Non è una vetta.
Non è una borgata.

È l’atmosfera dell’intera valle.

Una montagna che non cerca di stupire con effetti speciali, ma conquista lentamente chi decide di dedicarle tempo.

Qui ogni dettaglio racconta una storia: una meridiana dipinta sulla facciata di una casa, il suono della ghironda durante una festa occitana, una farfalla che si posa lungo il sentiero, il sorriso di chi racconta con orgoglio il proprio paese.

Forse è proprio questo il segreto della Val Maira.

Non chiede di correre.

Invita semplicemente a rallentare.

E quando si rallenta davvero, ci si accorge che la vera ricchezza della montagna non consiste nel raggiungere una cima, ma nel vivere intensamente ogni passo del cammino.

È una valle che non pretende di essere scoperta in pochi giorni. Piuttosto lascia il desiderio di tornare, di percorrere nuovi sentieri e di fermarsi ancora una volta in una borgata di pietra ad ascoltare il silenzio.

Ed è forse questo il complimento più bello che si possa fare a un luogo: riuscire a farsi ricordare non per ciò che mostra, ma per ciò che fa provare.