Catinaccio – Vaèl – Punta Masarè Via Don’t Look Up

Martedì 4 agosto 2026

Via aperta nell’agosto 2025 a più riprese da Nelson Righetti e Giacomo Damian

La via è stata ultimata nell’agosto dello scorso anno, ma abbiamo rimandato a quest’estate la ripetizione completa per confermare le difficoltà e rifinire la relazione.

Ripensando alla salita di ieri, le impressioni sono contrastanti. I primi tre tiri sono davvero molto belli; il quarto è più delicato, dove occorre arrampicare con attenzione e valutare bene ogni presa. Il quinto, tiro chiave della via, l’ho percorso da secondo e con lo zaino, soffrendo soprattutto la parte finale. Successivamente la via perde carattere, con difficoltà che diminuiscono sensibilmente.

Il nome “Don’t Look Up” nasce da un episodio avvenuto durante l’apertura: un piccolo sasso caduto dall’alto mi colpì a un occhio, fortunatamente senza gravi conseguenze.

Il primo tiro coincide sostanzialmente con l’originale di Tadashi. Gaetano (apritore di Tadashi)ce lo ha gentilmente “donato”, aprendo un nuovo tiro più a destra e raddrizzando così l’itinerario di della sua via.

Accesso:

Dal Rifugio Roda di Vaèl si segue il sentiero per la ferrata Masarè e Torre Finestra. Giunti al bivio di Pian de Majarè si continua a sinistra, lungo il sentiero classico di rientro dalla ferrata. Dopo alcune decine di metri si individua sulla destra una traccia che segue la condotta dell’acqua del rifugio.

Si continua lungo questa traccia e, invece di salire verso la parete dove si trovano le vie della Quinta Torre, si mantiene un andamento pressoché orizzontale, leggermente in discesa, fino a raggiungere la Torre Bernard e le vie Voia da le Stries. Si prosegue quindi fino all’attacco di Tadashi, poco oltre Captain Harlock.

L’attacco di Don’t Look Up si trova leggermente a sinistra di quello di Tadashi.

Relazione:

L1 – 20 m – 5 fix – 6a+/6b – Sosta su 2 fix

Salire sopra la sosta fino a portarsi sotto un caratteristico muro triangolare giallo. Dirigersi alla base del suo lato sinistro e seguire una fascia di roccia grigia. Dopo alcuni metri verso destra si supera, spostandosi nuovamente a sinistra, quello che rappresenta probabilmente il passo chiave del tiro (6a+/6b). Si prosegue quindi direttamente fino alla sosta.

Sul primo tiro
Sul primo tiro

L2 – 23 m – 5 fix – 6b+ (un passo) – Sosta su 2 fix

Dalla sosta obliquare a sinistra aiutandosi con una lama per raggiungere uno spigolo. Superatolo, si sale dapprima sul filo e successivamente, tra rocce e zolle erbose, si obliqua a sinistra fino a una cengia dove si trova la sosta, posta sotto un muro verticale.

Nelson in apertura sul secondo tiro

L3 – 28 m – 5 fix e 1 clessidra – 6c+ – Sosta su 2 fix

Entrare nel diedro a sinistra con relativa difficoltà . Successivamente si sale direttamente all’interno del diedro, caratterizzato da roccia rossa e gialla, utilizzando piccole lamette per le mani. L’arrampicata è tecnica e sostenuta. Terminata la fascia colorata, il diedro prosegue su roccia grigia: qui conviene spostarsi leggermente sulla destra sfruttando lo spigolo che delimita la parete. Con difficoltà inferiori si raggiunge infine la sosta, posta su una comoda cengia.

In apertura sul terzo tiro

L4 – 27 m – 10 fix e 2 clessidre – 6b+ – Sosta su 2 fix

Obliquare a destra su roccia inizialmente ben lavorata. Dopo alcuni metri, con l’aumentare della verticalità, anche la qualità della roccia peggiora diventando più delicata. È necessario prestare attenzione alle prese, alcune delle quali possono risultare poco affidabili. Le protezioni sono presenti, ma la progressione richiede comunque cautela. Si segue il diedro mantenendosi prevalentemente sulla parete di destra fino alla sosta, situata circa dieci metri sotto il grande tetto.

Nelson in apertura sul quarto tiro

L5 – 24 m – 10 fix e 3 clessidre – 6c+, A1 – Sosta su 2 fix

Proseguire nel diedro sopra la sosta, quindi spostarsi verso destra sulla caratteristica parete nera, levigata dall’acqua. Non è immediato capire se convenga rimanere sulla roccia nera oppure spostarsi più a destra sulla fascia bianca, leggermente più strapiombante. L’obiettivo è raggiungere la fessura alla base del tetto e il fix che dà inizio ai movimenti nel vuoto. Da qui la sequenza diventa decisamente atletica, richiedendo forza e continuità. Superato lo strapiombo, si affronta un ultimo muro verticale che precede la sosta, dove la parete torna ad appoggiarsi.

In ripetizione sul tiro chiave
Sul tetto del quinto tiro

L6 – 26 m – 4 fix e 1 clessidra – 4 – Sosta con catena

Dalla sosta salire facilmente verso destra su roccia molto lavorata, quindi obliquare a sinistra in direzione di un piccolo strapiombo. Superatolo, il terreno si abbatte tra gradoni erbosi fino a raggiungere la sosta attrezzata con catena.

Sul facile sesto tiro

Uscita

Proseguire diritti lungo una facile rampa erbosa per circa 12 metri fino a una piccola selletta, dove sulla sinistra si trova un fix con anello. Qui è possibile slegarsi. Seguendo una traccia con ometti in direzione sud-ovest, con brevi passaggi di I e II grado, in circa 60 metri si raggiunge la forcella finale. Da qui, seguendo la traccia, si arriva al termine della ferrata del Masarè.

Discesa:

Dall’ultima sosta risalire verso destra la rampa erbosa e le facili roccette, seguendo gli ometti di pietra, fino a raggiungere la selletta terminale. Oltrepassata la forcella, un’evidente traccia in direzione sud conduce in pochi minuti al sentiero che termina la Ferrata del Masarè (percorsa in senso antiorario). Da qui si rientra comodamente al Rifugio Roda di Vaèl in circa 30–40 minuti.

Tracciato della via

AVVERTENZE: L’alpinismo e l’arrampicata sono attività potenzialmente pericolose se non praticate con la dovuta preparazione ed esperienza.
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