Cima Ra Gusela – via Mamma e Papá

“Giacomo, non ho mai scalato al passo Giau, potremmo andare lí.” Detto fatto e si parte in direzione Ra Gusela per la via “mamma e papà”, di Mario Dibona. La strada è lunga per arrivare, ma il tempo passa con Giacomo che mi racconta delle sue aperture nel gruppo della Marmolada. Arriviamo al Berghotel Passo Giau e il parcheggio libero alle 9 era già bello pieno. Optiamo quindi per il parcheggio dell’hotel, promettendo ai gestori di tornare per il ristoro post-fatiche. A permesso accordato, ci incamminiamo sul largo sentiero che porta ai piedi della cima Ra Gusela. Già dall’hotel la nostra linea è molto evidente con i suoi molteplici riferimenti: il diedro di partenza, il traverso di 6c+ su parete bianca, il grande masso incastrato del 5° tiro e l’aereo spigolo che porta in cima. Devo dire che fà anche una certa impressione la parete nel suo complesso ma man mano che si avvicina si incominciano a vedere i suoi punti “deboli”.

L’avvicinamento prevede un tratto attrezzato con corda fissa su roccia friabile, prestare attenzione.

Dal primo tiro si puó intuire il carattere della via: spit lontani, ben integrabile, fisica. Dopo una parete verticale dove si attacca a destra, si entra in un diedro fessurato che più in alto presenta uno strapiombo non di facile intuizione. Qui abbiamo usato il friend rosso BD per migliorare l’assicurazione sullo strapiombo.

Il secondo tiro, il più facile, prosegue nel diedro per poi uscire a destra su cengetta dalla quale è possibile coninciare a farsi un’idea del traverso di 6c+

Tocca a Giacomo, in questo tiro gli spit sono più vicini e conditi con cordone per facilitare l’A0. Entrambi ci caschiamo e preferiamo l’A0 in favore degli ulteriori 7 tiri che ancora ci aspettano. Obbiettivamente il tiro presenta 4-5 movimenti consecutivi di 6c+ su roccia liscia e leggermente strapiombante. Bisogna padroneggiare bene il grado per tentare la libera.

Un sorridente e “azzerante” Giacomo sul tiro chiave

Il tiro successivo si reimmette in un diedro con strapiombo sul giallo roccia da tastare e termina proprio sotto il grande masso incastrato.

In partenza al quarto tiro

Da qui si prosegue a sinistra fin sotto il masso e si sale poi la placca oltrepassandolo, da qui si rientra in un diedro per guadagnare la sosta.

Giacomo sul tiro del masso incastrato

In questo punto, a causa della distanza degli spit, non è chiarissimo in quale diedro parta il tiro. Di fatti dopo un tentativo in quello di destra, mi sono spostato in quello corretto di sinistra.

In uscita dal sesto tiro

Il 7° tiro traversa una cengia inclinata per una decina di metri (tratto sprotetto e con roccia detritica) per poi salire una placca verticale e compatta.

Si arriva quindi sullo spallone sotto la cima. Il tiro attacca la parete gialla e ne affronta lo spigolo. Sicuramente il tiro più bello con spittatura molto lunga ad eccezzione di qualche passo più delicato. Arrivati all’ultimo spit visibile (ca. dopo 35m), occorre spostarsi a destra in un diedro fessura che porta in sosta su comoda cengia.

Da qui si attacca subito sopra la sosta un breve passo verticale per guadagnare la cengia soprastante e dirigersi verso il camino d’uscita. Il camino presenta un passo interessante in spaccata con una meravigliosa vista dei Lastoi di Formin. La via finisce poi su l’anticima e occorre ancora qualche metro per arrivare in cima.

Noi abbiamo scelto di rientrare per sentiero, considerato, da noi, il rientro più veloce (1 ora). 

Davvero una bella via, tempo splendido tutto il giorno. Con Giacomo ci siamo chiesti più volte come dev’essere stato aprire questa linea.

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