Lunedì 9 ottobre 2023
Oggi volevamo andare in falesia ma per vari disguidi siamo ritornati a casa e abbiamo deciso di fare una via. La Cattedrale nel deserto, via Pinelsa, una via datata 2002 e aperta da Laura ed Ermanno in nome delle loro mamme. L’avvicinamento è breve, non è segnato, da via del Secco alla periferia di S.Vito lo Capo, prendiamo il primo viottolo che porta sotto la pietraia che precede la parete. Siamo all’ombra, notiamo che dove ci sono i monotiri ci sono delle persone che stanno scalando e anche sulla via prescelta c’è una cordata. In quindici minuti siamo alla base e sono indeciso se portare le scarpe d’avvicinamento. Ci sono gli zaini e le scarpe della cordata che ci precede e così decido anch’io di lasciare alla base zaino e scarpe. Emanuela si lamenta delle punture di zanzara che dalla Sardegna l’accompagnano fino a qui.Continua a spalmarsi di creme ma il prurito continua. Non vedo il nome alla base, e allora pennarello alla mano lo scrivo su un lembo di parete libero.

Arriva anche Emanuela che ha vistose strisce nere sullo zaino, gli arbusti bruciati da un incendio non troppo remoto hanno accarezzato anche lei. Il primo tiro parte su un muro verticale inizialmente più articolato poi più delicato. La roccia è di un colore marrone e sembra vi sia stato pennellato del grigio quasi argentato, e la via segue queste pennellate. Anche le gocce sembrano state stampate su una parete liscia. I fix sono posizionati giusti non vicini e non troppo lontani. Dai giardini delle case vicino alla strada alcuni cani abbaiano incessantemente. La prima sosta è vicina, e vedo ancora il secondo di cordata alla sosta del secondo tiro.

Emanuela mi raggiunge senza problemi e io parto per il tiro successivo. I movimenti su questo tiro li trovo più tirati e meritano più concentrazione, la roccia è tagliente e la progressione più lenta, le dita sono umide o è umida la roccia, io normalmente su queste vie non porto mai la magnesite ma forse qui serviva.Una fessura obliqua e poco accentuata verso sinistra mi permette di alzarmi dove vedo in alto il fix, per la sosta devo ora
obliquare a destra verso lo spigolo arrotondato di questo pilastro. L’altra cordata è alla sosta successiva e li sento ridere e scherzare. Inizio il terzo tiro alzandomi dalla sosta per iniziare una traversata a sinistra, non difficile e ben protetta, intanto alla mia sinistra uno dei due sta scendendo in corda doppia e mi parla della loro scelta di calarsi dopo che hanno trovato una sosta a pochi metri dalla partenza dell’ultimo tiro. Dopo l’inizio delle calate avevano intravisto un fix in alto ma ormai la via per loro era fatta. Alla fine del traverso a sinistra ci si alza diritti e si inizia a obliquare leggermente a destra fino a prendere una costola che porta alla sosta.

L’ultima lunghezza si obliqua verso sinistra e dietro a uno spigolo trovo una sosta con due anelli (probabile di un’altra via), proseguo e nel diedrino successivo vedo un moschettone in un fix(ritirata), continuo ma i fix non si vedono e il terreno è più facile, vedo una clessidra mi proteggo e più sopra il fix, Emanuela mi avvisa che sono a metà corda e io sto vedendo la sosta, mi guardo indietro e il percorso fatto mi dice che non faremo una calata in doppia da questa via. Quando lo dica a Emanuela, s’infuria perché anche lei non ha portato le scarpe d’avvicinamento, pazienza. Fatte su le corde, iniziamo a scendere ma dopo qualche metro mi viene in mente della possibilità di discesa dal pilastro che delimitava il canale a sinistra della nostra via. Trovo la sosta e due calate siamo a terra. Niente piedi doloranti!

L1 25 metri 7 fix 6a
L2 25 metri 8 fix 6a+
L3 25 metri 10 fix 6a+
L4 35 metri 6 fix 1 clessidra 6a
Calata in doppia possibile fino al terzo tiro.

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