Giovedì 16 ottobre 2025
Dopo aver salito la via Miralago, poco più avanti lungo il sentiero si incontra questo itinerario, molto ben protetto e interessante da ripetere.
Dallo schizzo in nostro possesso, la via è stata aperta nel 2023 da G. Perenzoni e G. Martini.
Lo sguardo spazia sulla valle di Loppio e, più lontano, sul lago di Garda.
La qualità della roccia è generalmente da buona a ottima, anche se in alcuni passaggi è bene prestare attenzione. La chiodatura è mista (fix, chiodi e clessidre); tutte le soste sono attrezzate con due fix, uno dei quali con anello di calata.
Avvicinamento
Abbiamo parcheggiato l’auto al Passo San Giovanni.
Provenendo dal casello autostradale di Rovereto Sud, abbiamo lasciato il veicolo nello slargo a destra, poco prima del cartello che indica il passo.
Da qui si prende la ciclabile in direzione Nago per qualche decina di metri, fino a una curva a destra dove la pista inizia a scendere.
In quel punto si abbandona la ciclabile e si segue la strada asfaltata, imboccando poi la prima stradina a destra che entra in campagna.
Al termine della stradina, sulla destra, parte una traccia di sentiero che sale dolcemente, poi diventa via via più ripida.
Terminata la salita, il sentiero si fa pianeggiante e passa davanti a una grande roccia scavata, probabilmente un antico ricovero di guerra. Poco oltre, a un bivio, si prende il sentiero di destra che scende lentamente (quello di sinistra, che sale, è invece il sentiero di discesa).
Si prosegue seguendo la traccia che passa una decina di metri sotto la parete: qui si incontra un ometto di sassi.
Si continua ancora per pochi metri fino a un secondo ometto, in corrispondenza del quale si sale per pochi metri fino alla base della parete (riferimento: un grande tetto di roccia marrone).
Dall’auto circa 35 minuti
Relazione
Tiro 1 – 23 m, 8 fix, 6b (un passo)
La via attacca subito con un piccolo tettino aggettante ma ben appigliato.
Si superano gli strati di roccia fino a una cengia (esiste una variante più facile che aggira a sinistra il passaggio).
Si prosegue quindi in verticale entrando nel diedro di roccia marrone che caratterizza la parete. Si resta sulla parete di destra, arrampicando con attenzione e scegliendo le prese migliori, prima in verticale poi traversando a destra fino alla sosta.


Tiro 2 – 15 m, 4 fix, 6a
Sopra la sosta una placca ruvida e ben appigliata conduce in diagonale verso destra alla sosta, situata sopra un albero poco oltre lo spigolo.

Tiro 3 – 20 m, 6 fix, 6a (un passo)
Si traversa a destra a lungo, arrampicando tra uno strato e l’altro della parete e prestando attenzione ad alcuni tratti di roccia dubbia.
Si giunge quindi alla sosta, posta sotto una placca obliqua.

Tiro 4 – 17 m, 4 ch., 1 fix, 6a (un passo)
Si rimonta la grande scaglia appoggiata su cui è situata la sosta, poi si sfrutta la parte sinistra del diedro obliquo per i piedi, finché questo si raddrizza.
La roccia qui è molto bella. Utilizzando buone prese, si sale fino a una sosta leggermente a sinistra.

Tiro 5 – 6a+ (2 ch., 1 cl., 5 fix)
Si sale sopra la sosta, poi si obliqua a destra su placca solida, puntando a un tetto che si evita sulla destra.
Si prosegue in un diedro strozzato da uno sperone che si supera abbracciandolo e passando sul bordo destro, fino a poggiare i piedi sulla parete di destra che porta alla sosta.

Tiro 6 – 8 m, 1 cl., I°
Tiro di trasferimento, molto breve. Si sale a sinistra per facili rocce fino alla cengia alla base della parete superiore, dove si trova la sosta.
Tiro 7 – 25 m, 2 ch., 1 fix, 3 cl., 5c
Dalla sosta si sale dritti, poi si obliqua a destra su una bella placca fino alla cengia sommitale, dove si sosta prima del pianoro boscoso.


Discesa
Dalla sosta si sale facilmente al boschetto soprastante e, seguendo a sinistra gli ometti di pietra, ci si inoltra nella valletta fino a intercettare la traccia che scende a valle.
Questa si ricongiunge più avanti con il sentiero di avvicinamento, che si segue fino al parcheggio.
Tempo di discesa: circa 30 minuti

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