Il battesimo del fuoco

04 maggio 2023

Finalmente ho portato Kurt in apertura, forse lo sognava la notte e finalmente è arrivato il momento. Oggi il sole ci ha martellato tutto il giorno ma grazie alla brezza non ce ne siamo accorti. Dopo aver salito la traccia di avvicinamento carichi di materiale ed arrivati alla base della parete, il primo tiro risaltava sulla roccia per via della corda fissa che avevo lasciato la volta precedente. Ci siamo imbragati ed ho risalito la prima lunghezza fino alla sosta aiutandomi con una maniglia jumar anche per via del peso dello zaino e poi ho recuperato il mio compagno. Il secondo tiro consiste nel risalire a sinistra della sosta un diedrino un po’ strapiombante alto 4 o 5 metri che termina su una cengia che dopo opportuna assicurazione ad un alberello si prosegue a sinistra fino su di una cornice più larga. Ed è proprio su questa che sistemo la sosta abbastanza comoda. Questo breve tiro è propedeutico per il secondo nell’apprendimento della modalità di apertura.

Sulla cengia del secondo tiro prima della sosta

Ora dopo aver osservato e concordato la direzione migliore da intraprendere, il mio compagno inizia a salire leggermente a destra della sosta, la roccia sembra abbastanza buona, ed è intervallata da fessure orizzontali che offrono buone prese. Ora inserisce un friend e decide di piantare un fix un po’ più sopra e quando lo vedo appendersi a questo io lo sollecito a proteggersi ulteriormente con il cliff che ha legato all’anello di servizio. Questa mia mania di avere sempre due ancoraggi alla parete è in parte frutto di esperienze passate ed in particolare a quando ho fatto vie in solitaria. Dopo essersi riposato sul fix appena inserito, inizia ad osservare i metri soprastanti che ancora non mostrano punti deboli per una protezione tradizionale, decide di piantare un secondo fix alzandosi fin dove può con i piedi poco sopra il fix precedente. La parete nei prossimi due metri si inclina leggermente e quindi riesce a salire fino sotto un cespuglio che utilizza per avvolgere la parte bassa dei rami con un grande cordino e decide che da lì in avanti avrei continuato io. Premetto che queste operazioni stancano parecchio mentalmente e fisicamente anche perché non sempre la posizione per proteggersi è ottimale.Lo calo da me in sosta e ricominciamo a legarci e slegarci e passarci il materiale fino a che sono pronto per partire.

Kurt sul terzo tiro alle prime esperienze di apertura

Mi sono allacciato al porta materiale un cordino sottile da recupero di circa 30 metri che alla sua estremità lego i fix , i cordini e la chiave da 19. Avevo deciso che su questa via avrei piantato alle soste fix da 12 mm anziché da 10 anche perché ne avevo parecchi in cantina, comperati da me per fare manutenzione su un’altra via. Risalgo i metri già fatti dal mio compagno e supero il cespuglio con il rinvio, vedo che sopra la parete continua con roccia sempre salda e con le consuete fessurazioni a strati che permettono di salire senza molte difficoltà. Piccoli ciuffi di piante che fuoriescono dalla roccia nascondono buchi , cornici e piccole cenge che permettono di progredire verso l’alto ma si deve pulire con le mani o con il martello per renderle fruibili.

Mi trovo sotto un piccolo tettino e tasto con le mani la fessura proprio sotto di questo, e decido di piantare un chiodo a U che prelevo dal mio portachiodi, lo posiziono e comincio a battere con il martello. Pin,pin pin fino a che il chiodo salta fuori dalla fessura e precipita con un tintinnio vicino alla sosta del mio compagno e continua la sua corsa lungo la parete fino alla base. Un po’ incavolato per quanto successo, mi alzo ancora un po’ fino allo strato di roccia successivo e buco con il trapano un foro per un fix. Nel mio portamateriale dell’imbrago ora mi rimane solo un fix e la sosta è qualche metro sopra dove ho intravisto anche una cengia alberata.

Grido al mio compagno di controllare l’inizio del recupero del cordino dove avevo appeso il materiale che mi occorreva alla sosta, questo per evitare che si impigli nei primi metri dal distacco dalla sosta.Mi risponde che tutto è ok. Inizio il recupero ma dopo qualche metro sento che il cordino è leggero come se non avesse attaccato nulla. Ed è proprio così. Cavolo! Urlo di sotto , e Kurt mi conferma che il cordino è partito senza materiale. Indispettito dico a Kurt che proseguo verso la sosta , mi alzo ancora quei pochi metri e arrivo sulla cengia, mi guardo intorno e vedo un alberello vicino alla parete e imbastisco una sosta con questo e con l’ultimo fix rimastomi.

Recupero Kurt. Quando mi raggiunge lo vedo comunque sorridente con l’aria un po’ colpevole e mi dice che il materiale lo aveva staccato poco prima e lo aveva messo da un’altra parte.

A questo punto completo la sosta, guardiamo in alto e vediamo che la parete per un po si adagia fino sotto altri tetti. Ma io so che più sopra ci sarà un diedro molto bello che porta nel canale finale, che continuo a guardare nelle foto che ho a casa. Per oggi abbiamo finito e scendiamo in doppia. Arriviamo alla macchina stanchi e impolverati ma contenti del lavoro svolto. Un’ultima occhiata con il binocolo alla parete, al punto in cui siamo arrivati e a i tiri che seguiranno. Mi vuoto un altro mezzo litro di acqua e ormai sono le 17.30, ora di ritornare a casa.