Gruppo Puez-Odle – parete sud / sud-est

Via di otto tiri che segue una successione di diedri, lame e placche, con alcuni passaggi impegnativi nella parte centrale. La roccia è generalmente buona.La chiodatura è mista, a spit e chiodi tradizionali, da integrare con protezioni mobili.
La storia alpinistica di queste pareti precede di molto la nostra apertura. Nel volume Odle–Pùez. Dolomiti tra Gardena e Badia di Lorenzo e Pietro Meciani, della collana Guida dei Monti d’Italia, edita dal CAI e dal Touring Club Italiano, il Piz dla Dorada è descritto come un avancorpo del Sass Ciampài, caratterizzato da una parete rocciosa solcata da numerosi camini.
La guida ricorda sulla parete sud la salita di E. Gerhardt e A. Reitler del 26 agosto 1910, della quale non è nota una relazione, e l’itinerario percorso da Giovanni Mersa e Glauco Bidoli nell’agosto 1939, lungo il vago sperone che delimita a ovest la parete. Gli autori precisano che non è possibile stabilire quanto le due salite differiscano. Sulla parete sudest del Piz dla Dorada si trova invece il camino Martha, salito l’8 settembre 1947 da Germano ed Erich Kostner, Martha von Popp e Oscar Mutschlechner: un itinerario che i Meciani descrivono come raramente ripetuto, con tratti di roccia molto friabile.
In questo contesto è nata Pescione e Airona, che ho aperto nel 2003 insieme a F. Paravisi. In quel periodo arrampicavo poco, ma continuavo a osservare le pareti con la curiosità di sempre. Passandoci sotto, mi veniva naturale cercare una possibile linea di salita, per confrontarla poi con gli itinerari riportati nelle guide. Il settore che aveva attirato la mia attenzione mi sembrava libero e offriva lo spazio per tentare qualcosa di nostro.
Non avevo grande dimestichezza con il trapano, ma desideravo aprire una via con protezioni curate, pensando anche a chi sarebbe venuto a ripeterla. Negli anni successivi l’itinerario sembra essere rimasto poco frequentato, forse anche perché non mi sono dedicato molto a farlo conoscere.
Dal 2014 il Piz dla Dorada ha conosciuto una nuova fase esplorativa. Nel luglio di quell’anno Simon Gietl e Vittorio Messini hanno aperto Neolit, che segue i primi due tiri di Pescione e Airona prima di deviare a sinistra, con difficoltà fino al IX−. Gietl l’ha liberata insieme ad Andrea Oberbacher nell’aprile 2015. Nello stesso mese Gietl e Oberbacher hanno aperto a vista Spaßbremse, con difficoltà fino al VII+/VIII−, utilizzando chiodi tradizionali e protezioni mobili. (planetmountain.com) Nell’estate 2015 Gietl e Simon Oberbacher hanno aggiunto Hart aber Fair, di IX+, liberata nel maggio 2016 e anch’essa aperta senza spit. (alpenverein.it)
Nel 2016–2017, Hannes Hofer, Andreas Brunner e Fabian Bacher hanno aperto Geschwisterliebe, lungo un evidente diedro della parete sudest, sormontato da un grande tetto. Anche questa via utilizza i primi due tiri di Pescione e Airona, per raggiungere poi la nuova linea. Le difficoltà sono di VI+, con un passaggio di VII+ superabile anche in A0. Il nome, che significa “amore fraterno”, ricorda Helene, sorella di Hannes e compagna d’arrampicata, morta sul Santner nel 2016. (alpenverein.it)
Nel 2017 Gietl e Andrea Oberbacher hanno inoltre completato Oblivion, di IX grado, sulla vicina parete da loro chiamata Piz d’Ander, liberandola il 21 giugno. (alpenverein.it)
Ripresentare oggi Pescione e Airona è un’occasione per raccontare quella nostra esperienza e collocarla nella storia di queste pareti.
Apritori: G.Damian e F. Paravisi estate 2003
Difficoltà: VI+.
Sviluppo: circa 285
Tempo di salita: 3–4 ore.
Materiale: 10 rinvii, friends e nuts.
Accesso e avvicinamento
Da Corvara, oppure dalla Val Gardena attraverso il Passo Gardena, raggiungere Colfosco e seguire le indicazioni per il rifugio Stella Alpina. Parcheggiare dove consentito, eventualmente presso il parcheggio della seggiovia Col Pradat.
Raggiungere a piedi il rifugio e proseguire lungo il sentiero n. 8 in direzione del Passo Gardena. Giunti sulla verticale della via, abbandonare il sentiero e risalire il pendio, cercando i passaggi più liberi tra i pini mughi. Spostarsi quindi verso destra e risalire fino all’attacco, alla base di un diedro sovrastato da un tetto. Tempo di avvicinamento: circa 1 ora.
NL1. 50 m – IV, IV+, V+, un passaggio di VI−. Salire il diedro iniziale, superare lo strapiombo giallo e proseguire lungo una lama fino a raggiungere una zona erbosa e la sosta. Prestare attenzione all’attrito della corda. Tre clessidre e un chiodo; sosta su un chiodo e un fix.
L2. 35 m – IV, IV+. Dalla zona erbosa seguire una rampa, quindi salire lo spigolo fino alla sosta alla base del diedro grigio. Una clessidra; sosta su un chiodo e un fix.
L3. 33 m – IV+, V. Risalire il diedro grigio, alternando tratti più facili a passaggi di IV+ e V, fino alla sosta sotto un diedro giallo. Sosta su un chiodo e un fix.
L4. 24 m – V+, VI. Salire per un breve tratto, quindi traversare a sinistra su una placca nera, sfruttando piccole lame. È il primo dei tiri più impegnativi. Quattro fix e un chiodo; sosta su due fix.
L5. 25 m – V+, VI+. Traversare circa 6 m a sinistra, salire su una placca grigia e proseguire aggirando uno spigolo, con bella esposizione, fino alla sosta scomoda. Sosta su due fix.
L6. 28 m – VI, V+. Scendere per 4–5 m e traversare a sinistra fino alla base di un diedro fessurato. Risalirlo, assicurandosi con protezioni mobili, fino a una piccola cengia. Traversare a destra per raggiungere un secondo diedro e risalirlo fino alla sosta. Tre chiodi; integrare con protezioni mobili. Sosta su due fix.
L7. 50 m – V, V+. Spostarsi a sinistra verso una fessura, dove la roccia è delicata. Salire, quindi piegare leggermente a destra fino a incontrare una lama. Proseguire lungo una rampa che conduce a una cengia erbosa e raggiungere la sosta sotto un camino. Due fix; sosta su due fix.
L8. 40 m – IV, V, poi più facile. Risalire il camino e la parete soprastante fino al prato sommitale, su terreno progressivamente più facile. Un fix; sosta su spuntone.
Discesa
Dall’uscita salire ancora leggermente, quindi dirigersi verso destra, in direzione nord-est, evitando i salti rocciosi. Scendere per i pendii fino alla grande valle e raggiungere il sentiero n. 4, che riporta verso il rifugio Stella Alpina e Colfosco. Circa 1 ora e 15–30 minuti.
Note: relazioni della via si possono trovare su “Arrampicare in Val Gardena – Vol 2” di Mauro Bernardi Casa Editrice Athesia, “Arrampicare su vie Moderne – Dolomiti Settentrionali di Armin Oberhollenzer Casa Editrice Athesia e Topoguide – Kletterführer Alpen V-VIII di Nicole Luzar e Volker Roth di topoguide.de.
AVVERTENZE: L’alpinismo e l’arrampicata sono attività potenzialmente pericolose se non praticate con la dovuta preparazione ed esperienza.
Le relazioni delle escursioni, ascensioni e arrampicate sono il frutto della nostra personale ed estemporanea esperienza e non possono essere considerate inconfutabilmente attendibili. Tutte le notizie vanno valutate e verificate sul posto di volta in volta, e da persone esperte, prima di intraprendere qualsiasi percorso.
Si declina ogni responsabilità per qualsivoglia inconveniente, incidente, perdita o danno risultanti dalle informazioni contenute nella presente relazione.